Territorio
Quella di Vibo Valentia è una piccola provincia se confrontata ad altre grandi aree urbane del Paese della Calabria di 170.628 abitanti, si estende su una superficie di 1.139 km² e comprende 50 comuni, ma è uno straordinario concentrato di bellezze naturalistiche e storia.
In un territorio che misura poco più di mille chilometri quadrati, si passa dall'imponente massiccio montano delle Serre, con i suoi boschi secolari e lussureggianti, alla Costa degli Dei, che da Pizzo fino a Nicotera si dipana tra spiagge bianche e suggestive insenature rocciose. lungo questo sinuoso ed entusiasmante itinerario, scandito dalla presenza di vestigia millenarie, si incontrano i principali centri rivieraschi che si affacciano sul Tirreno: Vibo Marina, Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi, Joppolo, Capo Vaticano... tutti luoghi che hanno saputo coniugare le antiche origini marinare con un turismo moderno e ricco di servizi.
Ma la straordinaria peculiarità di questa provincia non è solo nel suo mare dalle suggestioni tropicali, ma anche nel rigoglioso entroterra montano, che fa del Vibonese un'oasi di verde e di antichi sapori che conservano intatta la loro matrice culturale legata all'amore per la terra e per i suoi frutti. È qui, tra boschi ombrosi e sterminati pascoli, che è possibile recuperare un rapporto genuino con la natura. lontano dalla festa senza fine del turismo balneare. la montagna, con la sua frescura, diviene allora luogo di relax e contemplazione, fino a sfociare nel misticismo religioso che si respira a Serra San Bruno, dove sorge la Certosa, il monumentale insediamento monastico fondato da Bruno di Colonia alla fine dell'anno 1100, oggi meta di migliaia di visitatori è pellegrini.
Nella provincia di Vibo Valentia, insomma, anche il viaggiatore più distratto non può fare a meno di restare sbalordito dalla varietà del paesaggio, plasmato nei millenni da una natura dirompente che conserva ancora oggi una bellezza selvaggia. Non a caso questo spicchio di Calabria è stato sin dalla notte dei tempi dimora di popoli antichi che hanno fatto la storia della civiltà occidentale, dai Greci di Locri fino ai Normanni che fecero di Monteleone, l'attuale città capoluogo, il fulcro del proprio regno.
La storia
I primi abitanti di Vibo Valentia furono gli Italici Osci che, data la posizione sul Golfo del Tirreno, la chiamarono Veip, golfo. Solo in seguito, nel VII secolo a.C. le correnti migratorie greche sulla costa Ionica calabrese diedero vita ad altre nuove e importanti città come Sibari, Crotone, Caulonia, Reggio e Locri. E proprio Locri, verso il 650 a.C. fondò sulla costa tirrenica Hipponion, dove ora si trova Vibo Valentia. Sotto il dominio dei Bruzi il nome Hipponion fu sostituito con Osco Veipunium per poi essere nuovamente cambiato nel 194 a.C, quando i Romani, cacciati i Bruzi, fondarono una colonia di diritto latino dal nome Valentia unito a quello di Veip, nome latinizzato in Vibo.Sotto la dominazione romana Valentia ritrovò il suo antico splendore e intorno al 90 a.C. divenne Municipio romano con il suo attuale nome: Vibo Valentia. Unico porto tra Napoli e la Sicilia, divenne tra le più importanti città dell'Italia Meridionale, fino a quando, con la caduta dell'Impero Romano, la città si avviò alla decadenza e il nome venne cambiato in Vibona. La città subì numerose invasioni barbartene: dai Goti di Alarico, agli Ostrogoti, ai Vandali, ai Longobardi e conobbe la conquista dei Bizantini e i saccheggi dei Saraceni, fino alla definitiva distruzione avvenuta nel 983. Prima di allora Vibona si meritò un altro glorioso nome, quello di Millarmi, perché con solo mille armati seppe respingere un poderoso assalto saraceno. La rinascita, dopo un'attesa di oltre due secoli, si avviò con l'arrivo dei Normanni e sotto la guida del Conte Ruggero. Fu lui a concedere a Bruno di Colonia di costruire, nei verdi boschi delle Serre, la Chiesa intorno alla quale sarebbe sorto il famoso cenobio dei Certosini, tuttora vanto del territorio di Vibo. Con il subentro della dinastia sveva, Vibo prese il nome di Monteleone e conobbe un ulteriore periodo di grande sviluppo che ebbe seguito durante il dominio spagnolo e continuò con il dominio napoleonico, quando Monteleone ricevette il titolo di capoluogo della Calabria. Con l'avvento dei Borboni alla guida del Regno delle Due Sicilie, Monteleone perse i privilegi goduti con i Francesi e si avviò verso un periodo di decadenza economica e sociale. Con l'entrata in città di Garibaldi, i Borboni furono cacciati e Monteleone votò l'annessione al Piemonte.
Negli ultimi decenni dell'Ottocento la città vide la nascita di numerosi fogli periodici ricchi di approfondimenti sulle tematiche locali e tra i più famosi ci fu "l'Avvenire Vibonese" diretto da Eugenio Scalfari, avo dell'omonimo giornalista fondatore de "La Repubblica". Le vicende sul nome della città terminarono con l'avvento del potere fascista, quando fu deciso di restituire alla città l'antico nome latino di Vibo Valentia
La nascita della Provincia
Dopo il Fascismo iniziò un lungo periodo caratterizzato da un progetto politico amministrativo che rappresentò un sogno per i vibonesi: l'istituzione della Provincia di Vibo Valentia. Ruolo che già Vibo ricoprì nel decennio di dominazione francese mantenendolo fino a maggio del 1816.
Il lungo percorso, segnato da alterne vicende e disseminato da ostacoli burocratici e politico amministrativi, grazie all'instancabile lavoro ed impegno del sen. Antonino Murmura (D.C.) approdava alla tanto agognata mèta, con il decreto del Presidente della Repubblica (Francesco Cossiga), n. 253 del 6 marzo 1992.
I Presidenti
Con decreto ministeriale dell'allora Ministro dell'Interno Scotti, il 5 maggio 1992 nominava il dr. Alfonso Guido Viceprefetto vicario della provincia di Cosenza, con il compito di curare ogni adempimento connesso alla istituzione della nuova Provincia.

Veniva istituita finalmente, la nuova Provincia di Vibo Valentia, il cui primo Consiglio dopo un avvincente turno di ballottaggio, si insediava in data 1 giugno 1995, con il suo primo Presidente Enzo Romeo alla guida di una coalizione di centro-sinistra sino al 1999, in due stanze prese a prestito dalla Camera di Commercio dava inizio all'avventura del nuovo Ente. Da subito l'Amministrazione Romeo si caratterizzò per uno straordinario entusiasmo, e una voglia di fare instancabile fece di quella giunta un gruppo di persone unite da un obiettivo comune: avviare lo sviluppo del territorio vibonese.
Dal 1999 al 2008, per due tornate elettorali con consensi plebiscitari, il centro-sinistra si aggiudicò la guida dell'Ente, sotto la guida del Presidente Ottavio Gaetano Bruni. L'Amministrazione Bruni, nella sua prima giunta chiama a raccolta i maggiori esponenti e segretari provinciali dei Partiti della coalizione, si caratterizza per la concretezza dell'Attività Amministrativa, pianificando i vari interventi sul territorio, e dando vita all'espletamento dei concorsi pubblici, creando così, la struttura degli uffici e l'organigramma per la gestione dell'Ente. Nella seconda legislatura la Provincia, si dota del palazzo di governo e si distinse per la creazione di nuove strutture di Scuole, e di impianti sportivi, del Palasport e per l'ammodernamento dello Stadio del comune capoluogo, nonché per la realizzazione dell'impiantistica sportiva in vari comuni. Questa legislatura terminerà anticipatamente per le dimissioni del Presidente e sarà traghettata fino a nuove elezioni dal Commissario Straordinario dr. Leopoldo Di Mattia (DPR del 26/02/2008) e dal sub Commissario dr. Giovanni Cirillo viceprefetto di Vibo Valentia.
Dal 20/04/2008 ad oggi, il centro-sinistra migliora il risultato elettorale del presidente uscente, sotto la guida del neo Presidente Francesco De Nisi, giovane anagraficamente, ma con grande esperienza amministrativa, maturata dalle due legislature di Sindaco della Città di Filadelfia e quella di consigliere provinciale, raccoglierà la pesante eredità della precedente amministrazione, improntando la propria attività amministrativa all'insegna della linearità e della programmazione degli interventi, avvalendosi di una giunta composta da assessori giovani e di tecnici qualificati, ma soprattutto tenendo in gran considerazione l'esigenze dell'istanze prodotte dai vari consiglieri provinciali.
